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Fisioterapia per il Tunnel Carpale? Assolutamente si!

Un ringraziamento particolare a FISIOBRAIN ed EMANUELE TORTOLI (http://www.fisiobrain.com/web/2016/validita-delle-regole-di-predizione-clinica-per-la-gestione-dei-pazienti-con-sindrome-del-tunnel-carpale), dai quali abbiamo preso spunto per questo interessante articolo su una problematica molto comune e che spesso si pensa sia di quasi esclusiva pertinenza chirurgica, ovvero la Sindrome del Tunnel Carpale. 


La Sindrome del Tunnel Carpale (CTS) è la malattia nervosa periferica più frequente del corpo umano. È caratterizzata da dolore e intorpidimento della mano e delle dita. La frequenza con cui la Sindrome del Tunnel Carpale si osserva nella popolazione è circa tre volte più elevata nella donna ed è variabile a seconda dell’attività lavorativa svolta. La sindrome del tunnel carpale si verifica quando i tessuti circostanti i tendini flessori della mano si gonfiano determinando una compressione sul nervo mediano. Tale gonfiore restringe lo spazio confinato del tunnel carpale, e nel tempo, determina una sofferenza del nervo a causa proprio della compressione.

Molti fattori possono contribuire allo sviluppo della CTS:

  • L’ereditarietà è il fattore più importante infatti i tunnel carpale possono essere più piccoli in alcune persone, e questa caratteristica viene ereditata.
  • Fare lavori manuali (come usare il martello pneumatico) o lavori di precisione e tipicamente ripetitivi, può contribuire nel tempo a sviluppare questo disturbo.
  • I cambiamenti ormonali legati alla gravidanza ed il ristagno di liquidi possono giocare un ruolo nella compressione del nervo e nella sua sofferenza.
  • L’età è un fattore importante: la malattia si verifica più frequentemente nelle persone anziane.
  • Condizioni patologiche generali di base, tra cui il diabete, l’artrite reumatoide e gli squilibri ormonali tiroidei possono avere un ruolo nell’insorgenza della patologia compressiva e degenerativa del nervo.

I sintomi più comuni della sindrome del tunnel carpale sono:

  • Intorpidimento, formicolio e dolore nella mano e delle dita (in particolare delle prime tre dita, il pollice, l’indice e il medio, mai il mignolo) più frequenti di notte che di giorno.
  • Può essere percepita una sensazione simile ad una scossa elettrica soprattutto nel pollice, nel dito indice e nel medio.
  • Perdita di forza o debolezza nelle prese e nelle pinze.

Il motivo per cui ancora oggi non esista una strategia di trattamento ottimale per la sindrome del tunnel carpale è dovuto al fatto che questa rappresenta una condizione complessa ed eterogenea in cui sono spesso coinvolti meccanismi di sensibilizzazione del sistema nervoso centrale (SNC). Questo potrebbe suggerire che esistano sottogruppi di pazienti che rispondano positivamente a un particolare percorso terapeutico. Alcuni potrebbero beneficiare di un approccio conservativo fisioterapico, mentre altri potrebbero avere una prognosi migliore con l’intervento chirurgico.

Per cercare di capire meglio quale sia il trattamento più indicato è stato condotto uno studio che è stato pubblicato a Giugno 2016 su una importante rivista scientifica (JOSPT). L’obiettivo di questo studio è stato determinare se le donne con Sindrome del tunnel Carpale che rispettavano dei Criteri di Predizione Clinica (criteri che aiutano a dividere in sottogruppi una data popolazione) avevano una migliore risposta al trattamento fisioterapico o a quello chirurgico. L’obiettivo secondario è stato valutare se i Criteri di Predizione Clinica erano in grado di identificare quali pazienti avevano più probabilità di beneficiare di un trattamento conservativo fisioterapico rispetto all’intervento chirurgico.

 

 I risultati dello studio non hanno sostenuto la validità dei Criteri di Predizione Clinica, cioè questi criteri non si sono dimostrati affidabili per la predizione di quale sia la migliore strategia di trattamento. Tant’è che risultati mostrano che indipendentemente da questi i pazienti che hanno effettuato fisioterapia e quelli che hanno effettuato l’intervento chirurgico presentavano miglioramenti della sintomatologia dolorosa e della funzionalità a 3, 6 e 12 mesi dal ‘inizio del trattametno. Anche il grado di soddisfazione nella percezione del recupero a 6 e 12 mesi era lo stesso tra i due gruppi. 

Ricaduta clinica per i pazienti: visti i miglioramenti clinici, paragonabili all’intervento chirurgico, tutti i pazienti con CTS dovrebbero ricevere come trattamento di prima scelta quello conservativo, indipendentemente dalla presentazione clinica.

 

 
 

Per chi fosse interessato ad una spiegazione più scientifica dell’argomento l’articolo prende in considerazione uno studio riguardante delle regole di predizione clinica (CPR) in un gruppo di donne con CTS con l’obiettivo di vedere quali pazienti avevano più probabilità di beneficiare di un trattamento conservativo fisioterapico rispetto all’intervento chirurgico (http://www.fisiobrain.com/web/2016/validita-delle-regole-di-predizione-clinica-per-la-gestione-dei-pazienti-con-sindrome-del-tunnel-carpale). 

 Jacopo Berti Fisioterapista OMPT, Osteopata

 

BIBLIOGRAFIA:

Fernández-de-Las-Peñas C, Cleland JA, Salom-Moreno J, Palacios-Ceña M, Martínez-Perez A, Pareja JA, Ortega-Santiago R. Prediction of Outcome in Women With Carpal Tunnel Syndrome Who Receive Manual Physical Therapy Interventions: A Validation Study. J Orthop Sports Phys Ther. 2016 Jun;46(6):443-51.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27011304

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