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Le complicanze delle lesioni muscolari

Le lesioni muscolari rappresentano una problematica molto frequenti nello sport e la loro incidenza varia fra il 10 ed il 55% di tutti i traumi da sport ed è una tipologia di infortunio che nasconde non poche insidie sia per il soggetto colpito, sia per il personale sanitario che se ne deve occupare.
In primis, vi è ancora poca chiarezza da parte dei non addetti ai lavori nel differenziare quella che si può considerare a tutti gli effetti una lesione muscolare (e darvi di conseguenza un nome…) da quella che in realtà non lo è (es. sovraccarico/contrattura). E in verità , numerosi studi degli anni 90 a riguardo, hanno portato a classificazioni diverse fra loro tali per cui anche i professionisti sanitari , tuttora, possono trovarsi ad “incespicare” nell’uso del termine corretto o meno.
Quel che è certo è che quando abbiamo una lesione (e qua la semantica ci aiuta) muscolare abbiamo di sicuro una interruzione (grande o piccola che sia) della struttura muscolare stessa.
L’esame clinico (unito al racconto del paziente) in questi casi permette già di supporre(o escludere) la presenza di una lesione; tuttavia gli esami strumentali , alcuni di questi operatori-dipendenti , rischiano di non confermare in maniera assoluta (o addirittura fuorviare) una ipotesi diagnostica. 

Le lesioni muscolari possono essere divise in lesioni contusive (trauma da impatto diretto sul tessuto) e lesioni distrattive, e a seconda del tipo di lesione possono insorgere complicanze differenti, ma in questo articolo sottolineeremo anche l’aspetto temporale che incide sul recupero a seguito di un infortunio muscolare. Questo perchè un rapido e preciso riconoscimento delle complicanze consente di intervenire precocemente e evitare conseguenze dannose. L’imaging, in particolar modo l’ecografia, può aiutare nel riconoscimento di complicanze se sospettate clinicamente. In questo articolo sono presentate le complicanze più frequenti delle lesioni muscolari suddivise in precoci, intermedie e tardive.

Complicazioni a esordio precoce
 
Errori diagnostici
Relativi al sito e alla gravità della lesione, questi errori potrebbero portare a un trattamento improprio o a un precoce ritorno in campo con rischio di recidiva.
 
Trombosi venosa profonda (TVP)
La presenza di edema o ematoma causato dalla lesione muscolare può causare una compressione venosa e determinare una TVP. L’esame clinico evidenzierà dolore, gonfiore e dolorabilità alla palpazione. La diagnosi clinica dovrà essere confermata da ecocolordoppler.
 
Sindrome compartimentale acuta (ACS)
La lesione muscolare può causare edema o ematoma all’interno del muscolo, causando un aumento della pressione tissutale in un compartimento inestensibile. L’aumento di pressione e gli insulti metabolici da necrosi dei tessuti determinano interruzioni microvascolari causa della ACS. Il sintomo principale è il forte dolore sproporzionato all’entità del danno e l’inefficacia dei farmaci analgesici. Può essere associata ad alterazioni neurologiche e presentarsi come una zona tesa alla palpazione senza la presenza di polso. La sede più comune è il compartimento anteriore della gamba. L’utilizzo dell’ecografia, oltre al fine diagnostico di evidenziare la raccolta fluida, è utile per drenare e decomprimere il compartimento per via percutanea. Può essere necessaria anche una fasciotomia attraverso incisione cutanea.
 

Complicazioni a esordio intermedio
 
Recidive precoci
Rappresentano le più frequenti complicazioni con un’incidenza del 30%. Possono presentarsi a causa di fattori estrinseci (come un rientro precoce, allenamento inadeguato, squilibri muscolari, ridotta flessibilità, età avanzata e precedenti infortuni) o fattori intrinseci (come debolezza del muscolo infortunato o ridotta flessibilità a causa del tessuto cicatriziale). Il tasso di recidiva è legato anche al tipo e al sito della lesione muscolare.
 
Miosite ossificante (MO)
Rappresenta una calcificazione post traumatica, formazione di osso o cartilagine all’interno o adiacente al muscolo. La causa è data generalmente da un trauma contusivo. I sintomi sono generalmente dolore, gonfiore, presenza di una massa alla palpazione, anche se sono descritti casi asintomatici. La formazione di MO è un processo caratterizzato da una prima fase di degenerazione e necrosi del tessuto muscolare (1° o 2° settimana) e una seconda fase di proliferazione di cellule mesenchimali e formazione ossea (3° o 4° settimana). L’ecografia è affidabile per la diagnosi di MO e ricopre un ruolo fondamentale per il trattamento che sarà conservativo nella prima fase attraverso terapia farmacologica e RICE. Nel caso la diagnosi di MO sia tardiva, l’asportazione dovrà essere eseguita chirurgicamente.

Infezioni
Le infezioni muscolari post traumatiche prendono il nome di piomiositi, più diffuse nei paesi tropicali e nei pazienti immunocompromessi. L’agente eziologico nel 90% dei casi è lo stafilococco aureo che infetta la zona del trauma. Le infezioni muscolari colpiscono soprattutto i grandi muscoli dell’arto inferiore o della schiena. La malattia si sviluppa in genere nell’arco di diverse settimane. Clinicamente il paziente riferisce dolore e una dolorabilità localizzata al ventre muscolare, ma a volte può presentare i sintomi di una infezione diffusa.
 
Rabdomiolisi
Rappresenta una patologia che evidenzia necrosi del tessuto muscolare caratterizzata da rilascio di mioglobina in circolazione e conseguente insufficienza renale. La causa oltre a traumi muscolari soprattutto da schiacciamento può essere dovuta anche a sforzi fisici estremi e infezioni. L’uso di droghe, alcool, diuretici, malattie concomitanti e allenamento in ambienti molto caldi possono rappresentare dei fattori predisponenti. I segni clinici sono debolezza muscolare, dolorabilità e gonfiore. Generalmente si evidenziano anche alterazioni degli esami ematici. L’ecografia evidenzia un edema muscolare con un addensamento delle miofibrille e perdita delle striature muscolari. Il trattamento consiste nel ricovero ospedaliero, idratazione, somministrazione di mannitolo e bicarbonato.

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Complicazioni a esordio tardivo
 
Fibrosi post-traumatica
La guarigione da un infortunio muscolare può avvenire attraverso la rigenerazione delle fibre muscolari o attraverso la formazione di una cicatrice fibrotica. Questi processi sono associati, eseguiti contemporaneamente e in modo competitivo. In alcuni casi, l’equilibrio tra i due meccanismi può alterarsi a favore della cicatrice fibrotica soprattutto in seguito a gravi traumi o recidive. La cicatrice fibrotica altera la meccanica muscolare, riducendo la capacità contrattile del muscolo, e quindi, la capacità di sviluppare forza rispetto al tessuto muscolare sano.
 
Ernia muscolare
Rappresenta una sporgenza del muscolo attraverso un difetto fasciale. Generalmente asintomatica, interessa frequentemente la loggia anteriore della gamba. L’ecografia dinamica permette di identificare un difetto del perimisio attraverso il quale sporge il muscolo durante la contrazione.
 
Mionecrosi calcifica
Rara lesione post-traumatica causata prevalentemente da sindromi compartimentali o lesioni del nervo. La sede più comune è il compartimento anteriore della gamba. Il muscolo è sostituito da una massa fusiforme con liquefazione centrale e una placca calcifica periferica.
 

Recidive

Mentre nelle lesioni di tipo contusivo il rischio di recidiva è maggiore nelle prime settimane nelle lesioni di tipo distrattivo il rischio di recidiva, generalmente vicina alla precedente lesione, è alto anche dopo alcune settimane di ripresa delle attività . La causa potrebbe essere correlata al fatto che il muscolo non abbia ancora recuperato il trofismo ottimale. Il trattamento dei tessuti molli con FANS sembra ritardare la guarigione delle lesioni muscolari e di conseguenza aumentare il rischio di recidive.

Dr. Paolo Duminuco – Laureato in Fisioterapia, master I livello in Terapia Manuale, socio fondatore di FisioLab2.0 studio fisioterapico, amante del proprio lavoro e sportivo dilettante

 

 

BIBLIOGRAFIA

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Craig TT. American Medical Association Commentsin Sports Medicine. American Medical Association, Chicago, 1973.

Muller – Wohlfahrt HW., Montag HJ., Kubler U., Diagnostik und Therapie von Muskelzerrung und  Muskelfasserissen. Deutsche Zeitschrift fur Sportmedizin, 1992.

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