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Nuovo infortunio al ginocchio per Milik: è davvero solo sfortuna?

In questa settimana è rimbalzata un po’ ovunque la notizia del nuovo infortunio per l’attaccante
del Napoli Arek Milik, classe 1994, rientrato da pochi mesi dall’intervento occorso nella scorsa
stagione al ginocchio destro.
Su tutte le agenzie di stampe e sui social si sentono le teorie più disparate, da esperti e finti
esperti del settore, c’è chi parla di macumba, c’è chi parla di fattori genetici, insomma chi più ne
ha più ne metta.

 

 

 

Prendendo spunto dall’articolo di FisioBrain http://www.fisiobrain.com/web/2016/e-tempo-di-
essere-onesti-sui-risultati-della-ricostruzione-del-legamento-crociato-anteriore scritto dal collega

Samuele Passigli, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
Chi è appassionato di calcio come me, si sarà reso conto dell’aumento di questo tipo di infortunio negli ultimi anni, nello specifico in Serie A quest’anno ben 6 infortuni di questo tipo: Alessandro Florenzi e Emerson Palmieri della Roma, Mattia Perin del Genoa, Andrea Conti del Milan, Arek Milik del Napoli e per l’appunto ieri il giovane difensore dell’inter Vanheusden.
E’ interessante notare, anche per un non esperto del settore, come ben 3 di questi professionisti
sopra citati, abbiano avuto lo stesso tipo di infortunio a pochi mesi dall’intervento: Alessandro Florenzi circa a 4 mesi dalla precedente operazione si è rotto nuovamente il legamento crociato dello stesso ginocchio operato, Mattia Perin e Arek Milik invece si sono rotti il ginocchio non operato, ma sempre con lesione del legamento crociato.
Verrebbe istintivo pensare che questi ragazzi siano particolarmente sfortunati, che una qualche
sorta di entità sopra di noi si sia accanita contro di loro, che il malocchio si sia attaccato peggio
di una fidanzata gelosa, ma cosa ci dice la lettura scientifica a riguardo?
La revisione della letteratura di Wiggins (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26772611)
seppur con dei limiti metodologici, mostra che il rischio di rompersi il nuovo legamento dopo
intervento di ricostruzione è del 7%, la probabilità di rompersi il legamento del ginocchio
controlaterale è dell’8%, dato che sale fino al 24% in atleti under 25.

Oramai è confermato da tutta la letteratura scientifica che in un atleta amatoriale e
professionista, per il recupero completo sono necessari tra i 9 e 12 mesi, non soltanto per fattori
fisici, ma per tutte quelle strategie neuromotorie che devono essere allenate e recuperate dall’atleta infortunato.


Quindi come riabilitatori dobbiamo cercare di essere il più onesti e scientifici possibile con i nostri pazienti, senza raccontare novelle di recuperi lampo in 4 mesi. Qualcuno potrebbe obiettare che è vero che ci sono atleti, vedi Lorenzo Insigne, che hanno fatto recuperi molto veloci senza incorrere in nuovi infortuni, ma è altrettanto vero che una rondine non fa primavera.
Sarebbe quindi importante per gli atleti strutturare un programma di allenamento che cerchi di prevenire al massimo questo tipo di infortunio, con esercizi mirati e strutturati alle situazioni di gioco più frequenti.
Concludo dicendo che quando si parla di salute e benessere, è sempre bene avere spirito
critico e diffidare dai santoni che promettono recuperi lampo, ma affidarsi a professionisti seri,
preparati e aggiornati sulle ultime novità scientifiche.

 

Simone Pratesi Fisioterapista OMT

 

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